Mostre

Daniele Schmiedt, mostra di pittura
Dal 10 novembre 2012 al 6 gennaio 2013 - Camera di Commercio – Messina

“Gli ultimi Gattopardi tra arte, letteratura e alchimia”, mostra a cura di Francesco Gallo Mazzeo
Dal 20 ottobre al 16 dicembre 2012 - Palacultura – Messina

MOSTRE INTERNAZIONALI

ALFREDO SASSO “Evanescenza e Memorie”
Dal 20/12/2011 Al 28/02/2012 ME – Lipari / Museo Archeologico

RAFFAELE DE ROSA “Cavalieri, Dame, Armi e Amori”
Dal 17/12/2011 Al 28/02/2012 Palermo / Politeama – Sala Gialla

GIROLAMO CIULLA “Divinità Ancestrali”
Dal 18/12/2011 Al 28/02/2012 Enna- Aidone / Museo Archeologico

KAN YASUDA “Tra Cielo e Terra”
Dal 21/12/2011 Al 28/02/2012 ME – Taormina / Teatro Greco – Corso – Chiesa S. Francesco di Paola

L’evento in oggetto, che si sviluppa attraverso 4 Grandi Mostre ed una serie di seminari rivolti ad esperti del settore turistico e culturale, si pone l’obiettivo di esaltare la bellezza dei luoghi attraverso la scultura e la pittura e di attirare nuovi flussi di turismo legati all’incrocio tra Arte Contemporanea e luoghi dell’Antico.
La Terra di Sicilia, con la sua storia millenaria, sarà lo sfondo ideale per esaltare le Arti Contemporanee che traggono linfa da quello che è stato, proiettate verso quello che sarà, l’anelito d’infinito proprio di tanti Artisti.
Il Mito che accompagna la fantasia di tutti i sognatori, coloro che sanno amare e odiare, troverà nelle opere degli artisti proposti la sua esplicitazione terrena.
4 Grandi Maestri dell’oggi attraverso il loro lavoro (grandi e medie sculture in marmo e bronzo, pitture su tela, mosaici, ed altri materiali) interpreteranno la storia e la sua preistoria, il terreno e la mitologia. Un grande Artista, di assoluto valore mondiale, ci sorprenderà con le sue monumentali sculture: Kan Yasuda, giapponese, la sua <> medierà tra Cielo e Terra portandoci grande serenità.
Uno straordinario scultore siciliano di Toscana, Girolamo Ciulla ci stupirà con le sue opere e sarà l’ideale ponte tra il mito e storia. Il poliedrico Alfredo Sasso, italiano di nascita, ma newyorkese di adozione, scultore, pittore, mosaicista ci porterà, nel segno della Tradizione, <>. Il pittore del Mito, Raffaele De Rosa, Ligure, nato ad un passo dall’antico porto romano di Luni, farà rivivere antiche gesta e singolari tenzoni, parlandoci di dame e cavalieri.
Un ciclo di seminari, Il MITO RacConta, sarà il salotto turistico/culturale dove artisti, critici, giornalisti di settore, personaggi Tv, Tour operators, si confronteranno parlando del Mito e delle nuove prospettive dell’attrazione turistica per la Sicilia.
Sarà creato un vero e proprio percorso artistico e turistico inseguendo il “Mito di Arcadia” . Il visitatore, attraverso una mappa/depliant, appendice del Catalogo Generale, (distribuita ai migliore e più prestigiosi tour operator del settore) si calerà in una realtà senza tempo, in luoghi dove la plasticità della materia plasmata da mano sapiente gli parleranno emozionandolo per arrivare alla fine del percorso a quel mondo/paesaggio spirituale tanto agognato dai poeti bucolici, alla Pace virgiliana.
Per l’occasione delle 4 mostre, sarà realizzato un prestigioso catalogo in quattro volumi (Catalogo Generale delle Opere in cofanetto) N. 100 copie numerate, impreziosite da piccole opere d’arte incastonate sulla copertina realizzate dagli artisti stessi, saranno messe a disposizione dell’Assessorato promotore (che, per esempio, ne farà dono agli “Ambasciatori della Sicilia nel Mondo”). Altre copie del catalogo saranno lasciate ai Musei, e ai luoghi che hanno ospitato le esposizioni.

1. Taormina, in una sala dell’elegante Palazzo Duchi di Santo Stefano c/o Fondazione Mazzullo, il MITO RacConta, salotto turistico/culturale che si svilupperà attraverso 3 seminari, sotto l’abile regia di un noto giornalista/critico, con la partecipazione dei massimi esponenti del mondo artistico, giornalistico e del settore turistico (tour operators), parlerà di “Arte, Turismo e Mito” e specificatamente i temi saranno:
- Turismo, Arte Contemporanea e Mito in Sicilia: grandi artisti e flussi turistici;
- Dove va l’Arte? Nuove forme di attrazione turistica (il turismo culturale);
- Mecenatismo e contribuzione pubblica. Quali prospettive per l’Istituzioni Culturali ed il settore turistico?
Saranno eseguite riprese video delle puntate ad uso esclusivo dell’Ente Promotore al quale verrà fornito a fine manifestazione copia in dvd delle attività svolte.
L’intera rassegna sarà seguita da un qualificato e dedicato Ufficio Stampa che oltre a svolgere le consuete operazioni di mandato (vedi Allegato Ufficio Stampa), attuerà una vera e propria azione di DIRECT MARKETING per raggiungere il nostro ben definito target di riferimento (flussi turistici nazionali ed internazionali ad alta attenzione culturale), interfacciandosi e servendo da piattaforma per tutti i canali commerciali ed operatori del settore turistico.

ALTRE MOSTRE

VI MOSTRA INTERNAZIONALE DI CERAMICA ED ARTE CONTEMPORANEA
3 – 17 mar 2012  - Complesso conventuale S. Francesco, Patti – ME
Orari: dal martedì al sabato: 9,00-13,00, venerdì: 9.00-13.00 e 15.00-19.00

(domenica e lunedì: chiusura)

16 – 31 mar 2012 - Villa Igiea, Salita Belmonte 43 (palazzina del Cercle Des Etranges), Palermo

Orari: dal lunedì al venerdì: 9,00-13,00, mercoledì: 9.00-13.00 e 15.00-17.30

(sabato e domenica: chiusura)

Ingresso gratuito

La ceramica è una delle tradizioni più antiche dell’isola, sia nella ceramica artistica che nella ceramica d’uso; esiste inoltre un artigianato di alto livello che sa e vuole guardare al futuro. Non a caso, le due mostre hanno un punto di riferimento importante che è il design, capace di indicare vie produttive contemporanee tra arte e produzione e di immaginare una diversa prospettiva in grado di lavorare per riqualificare ceramica artistica e ceramica d’uso.

La mostra al convento di San Francesco a Patti espone la produzione prestigiosa del design italiano e la raffronta alla tradizionale produzione siciliana, evidenziando le sperimentazioni delle punte più avanzate dell’arte e del design italiano e lo sforzo per mantenersi contemporanei e di innovare di alcuni artisti e produttori siciliani. Tra gli altri: Carla Accardi, Giacomo Alessi, Andrea Branciforti, Ettore Sottsass.

Vengono inoltre presi in considerazione alcuni momenti storici che hanno costituito forti cambiamenti nell’evolversi del prodotto ceramico: la capacità araba di influire fortemente sia nella ceramica siciliana che in quella europea e l’episodio della ceramica Florio, legato alla lungimiranza di un imprenditore illuminato capace di imporsi con un prodotto d’uso moderno e competitivo e, allo stesso tempo, in grado di modificare modi di produrre e stili di vita.

La mostra che sarà ospitata a partire dal 17 marzo a Villa Igiea testimonia, invece, come un evento importante, il 150° anniversario della unificazione italiana, sia stato colto per esercitare la capacità immaginativa del design italiano e l’alta capacità esecutiva delle maestranze siciliane attraverso un materiale difficile ma fortemente espressivo. Esposte, opere di Ugo La Pietra realizzate presso officine ceramiche di Caltagirone.

L’inaugurazione della Mostra di Palermo è prevista per venerdì 16 marzo p.v. alle 17.00.

ARTEDONNA

25 feb – 25 apr 2012 - Albergo delle Povere, Palermo
da martedì a sabato 9 – 13 / 15 – 19
domenica e i giorni festivi 9 – 13

La mostra ARTEDONNA nasce dal desiderio di colmare una lacuna nello studio del patrimonio artistico siciliano, quella che riguarda la produzione pittorica delle donne. Molto è stato fatto negli anni recenti per far luce sull’immaginario artistico femminile, ma molto rimane ancora da studiare, soprattutto per quel che riguarda gli anni Trenta e Quaranta quando, sotto la spinta dell’articolato sistema delle Mostre Sindacali, molte artiste ebbero la possibilità di inserirsi attivamente nei contesti espositivi. Le 170 opere esposte delle 33 artiste, note e meno note, di cui alcune siciliane e alcune no – sebbene tutte operanti in Sicilia –, vogliono tentare di fare il punto sull’altra metà delle arti, nell’isola, dalla fine dell’Ottocento fin quasi ai nostri giorni.
Di alcune di queste pittrici si sono ricostruiti il profilo biografico e il percorso artistico- espositivo, indagandone la specificità del segno, per collocarle all’interno di un clima culturale non solo locale, come partecipi e promotrici, con la loro vitalità e intelligenza, di un processo creativo in progress.
La mostra è pertanto concepita come una serie di piccole esposizioni personali, ognuna dedicata ad una pittrice, perché attraverso un certo numero di dipinti se ne possa meglio comprendere l’identità artistica ed umana: un brano importante e ancora quasi del tutto inedito della storia artistica siciliana, nei suoi intrecci con l’orizzonte italiano ed europeo.

Tra Ottocento e Novecento
«Una volta le fanciulle di buona famiglia che, oltre a pestare i tasti del pianoforte, temperavano i colori all’acquerello si contavano a migliaia, ma si trattava di titoli a concorso matrimoniale e smettevano all’annuncio del primo marmocchio»: così Mimì Lazzaro scrive nel 1940. Abituata, quindi, a occupare il tempo libero in quelle occupazioni in cui da secoli si scaricavano il suo immaginario e le sue abilità creative (l’invenzione e l’esecuzione di ricette culinarie di particolare raffinatezza e complessità, il ricamo, il merletto, il cucito), per la donna i momenti di maggiore riflessione e impegno erano quelli dedicati al canto e alla musica e in più rari casi alla scrittura letteraria e all’arte. In questo ambito la impegnavano particolarmente il disegno, i pastelli, l’acquarello, con cui faceva emergere delicate fantasie e vibranti emozioni nelle immagini di fiori, nature morte, paesaggi e qualche volta in più o meno penetranti ritratti. Non ancora veramente inserita nelle dinamiche del mondo culturale, la donna tenta di penetrarvi solo a partire dalla fine del XIX secolo, un momento epocale di trasformazione della società e della cultura italiana ed europea. L’Ottocento riserva poco spazio alle artiste, cui erano concesse presenze solo saltuarie in qualche evento pubblico. L’accesso e la frequentazione delle Accademie, come quello delle Università, sono ancora un tabù. E, tuttavia, alcune delle artiste siciliane qui presenti arriveranno, seppure un po’ più tardi, a frequentare sia l’Accademia sia la Scuola del Nudo.
Delle tre scelte a rappresentare il trait d’union tra il XIX e il XX secolo, la franco-napoletana Adelaide Atramblé e la giapponese O’Tama Kiyohara inaugurano la schiera di artiste che arrivano in Sicilia al seguito dei mariti e qui si fermano per decenni creandovi le loro opere migliori. Eleonora Arangi, dal profilo biografico incerto e sfuggente, è già inserita nel solco di un’attività pubblica.

Adelaide Atramblé Sommariva (Parigi, 1822 – Palermo, 1859)
La pittura tra disegno e luminismo
Nata col gene dell’arte, continua la prassi di un impegno artistico all’interno delle mura domestiche, ancora sulla scia di un dilettantismo solo apparente, perché in realtà negato dalla forza dell’immaginario e dalle qualità tecnico-formali.

O’Tama Kiyohara Ragusa (Tokyo, 1861 – 1939)
Una giapponese a Palermo
Con l’effimera leggerezza di una farfalla, O’Tama Kiyohara appare nella nostra isola nel1882. Ma la sua presenza a Palermo, dove vive per cinquantuno anni, è tutt’altro che effimera.
In Giappone giovanissima, segue le orme di una plurisecolare tradizione figurativa, dipingendo con delicatezza tutta orientale ventagli e scene della tradizione giapponese. L’incontro, avvenuto a Tokyo nel 1877, con lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa, di cui diventerà moglie, dà alla giovane la possibilità di conoscere tipologie artistiche di segno totalmente diverso che la stimolano ad esplorare nuovi orizzonti di espressione pittorica e a sfidare, con grinta occidentale, gli artisti palermitani del tempo. O’Tama si va così via via impadronendo della dimensione realistica e plastica dell’immagine, della prospettiva rigorosa, delle composizioni basate su equilibri sicuri, con risultati pittorici di alta qualità.

Felicita e Amalia Alliata di Villafranca e d’Ucria. – Felicita (Palermo, 1876 – 1964) – Amalia (Palermo, 1881 – Bagheria, 1914)
Arte in una villa del Settecento

Vissute in un ambiente aristocratico come villa Valguarnera a Bagheria, le due sorelle Alliata ricevono una formazione eclettica, secondo le abitudini di tutte le grandi famiglie aristocratiche, che sono solite far studiare le figlie in casa, affidandole a noti e sapienti maestri. Oltre a letteratura e musica, le arti sono alla base di questa raffinata educazione e la famiglia Alliata non sfugge a questa prassi, tanto più che il gene dell’arte in molteplici sfaccettature scorreva e scorre nel suo DNA. Studiano musica e pittura con Ettore Ximenes, si dedicano agli autoritratti e ai ritratti di famiglia, al paesaggio loro familiare, fruibile dalla villa presso cui dimorano, a piccoli schizzi segnati da fine vena umoristica e da delicata sensibilità.

Eleonora Arangi (Palermo, 1883 – 1933)
L’eredità del Realismo di fine Ottocento
È probabilmente all’interno delle mura domestiche che la giovane artista si avvicina al disegno e alla pittura. Il suo precoce talento colpisce l’attenzione di un pittore molto noto del tempo, Pietro Volpes, allievo di Giuseppe Patania (Palermo 1780 – 1852).
Nella esigua produzione pervenutaci, qui anche dimezzata dalla difficoltà dei prestiti, si nota l’interesse per una pittura realistica, con inclinazioni verso la modernità attraverso piccoli tocchi vibranti, che spezzano la pennellata. I ritratti sono connotati da una nuova espressività e da sapienza coloristica e compositiva.

Gli anni Venti – L’avanguardia futurista
È il Futurismo a stimolare il bisogno del nuovo nella donna con il suo programma di ricostruzione globale dell’universo e a darle entusiasmo e coraggio per proporsi, per vincere la ancestrale ritrosia a esporsi e a infrangere i conformismi di una tradizione che la vuole al chiuso. Il movimento di Marinetti è basilare per l’esplosione e la maturazione di questa creatività. In Sicilia, dove questo si diffonde presto con propaggini ramificate, alcune mogli coraggiose, inizialmente soltanto sensibili esecutrici di idee maschili, diventano poi creatrici consapevoli nel campo delle arti applicate, che coltivano nelle cosiddette Case d’arte della città, impegnandosi nella realizzazione di fantasiosi prodotti d’avanguardia. L’estro di Gigia Zamparo Corona (Manzano di Udine, 1903), la silenziosa riflessione di Maria Carramusa Riz¬zo (Palermo, 1900 – 1978), mogli dei pittori futuristi Vittorio e Pippo, l’eclettico immaginario di Vittoria Lojacono Bevilacqua (Palermo, 1902 – 1943), moglie di Paolo Bevilacqua, danno vita a una vivace attività, che non riesce tuttavia ad imporsi con marchio proprio. Altre invece, come Rosita Lojacono o Ida Nasini Campanella, operano da sole nei loro laboratori con tensioni moderne e interessanti risultati creativi.
Unica pittrice, anzi aero-pittrice futurista siciliana, è Adele Gloria, mentre una grande impronta della sua arte lascia a Palermo nel Palazzo delle Poste la moglie di Marinetti, Benedetta Cappa.

Adele Gloria (Catania, 1910 – Roma, 1984)
La futurista di Sicilia
Si distingue nel campo dell’aeropittura e dell’avanguardia in generale, anche se tardivamente, nei primi anni Trenta a Catania, con un mosso andirivieni tra pittura, letteratura, scultura e moda, forse alla ricerca di quell’immagine di artista totale, che tutte le avanguardie perseguono. Amica del futurista messinese Giulio D’Anna, sotto il suo influsso crea tele caratterizzate da un vorticoso dinamismo, in cui è evidente la tendenza all’esplosione cromati¬ca e un sincero abbandono al¬la estasi creativa.

Benedetta Cappa Marinetti (Roma, 1897 – Venezia, 1977)
Un’artista totale
Benedetta Cappa Marinetti lascia a Palermo, nel campo dell’avanguardia, un segno forte nelle cinque grandi tele, ad hoc commissionate, che adornano le pareti della grande Sala delle Conferenze del Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni, inaugurato il 28 ottobre 1934. Allieva di Balla, Benedetta porta nel Futurismo il tocco delicato della sua sensibilità femminile, che appare nei tenui, ma luminosi timbri cromatici, mentre il suo segno sperimentale giunge ad anticipare soluzioni anche del futuro Astrattismo.
Rosita Lojacono (Palermo, 1897 – 2001)
Artigiana e artista nella Palermo degli anni Trenta
Artista autonoma, fa tesoro della lezione sperimentale delle Case d’arte futuriste palermitane, creando una serie di progetti in settori eclettici delle cosiddette arti minori, che vengono realizzati da ditte affermate e trovano buone committenze insieme con un posto nelle mostre nazionali più importanti del settore. La sua attività dà un interessante contributo alla modernizzazione della produzione artistico-artigianale in Sicilia e delinea una nuova figura di donna proiettata verso l’esterno, capace di imporsi con la propria intelligenza e la propria sensibilità artistica, ma anche con le proprie abilità tecniche.

Gli anni Trenta -1
Durante gli anni Trenta si assiste ad un sorprendente exploit in pubblico delle donne anche in ambito artistico: le stimola l’ansia di entrare in carriera e di affermarsi pubblicamente, aiutate in questo da un più complesso sistema espositivo, organizzato dal Sindacato Fascista Belle Arti, che quasi annualmente opera selezioni nella produzione artistica locale, per destinarle alle grandi rassegne delle capitali delle arti, Venezia e Roma.
Le Sindacali sono per molte un trampolino di lancio verso l’esterno, per altre solo un’occasione per imporsi a se stesse, per attivare il proprio coraggio e far circolare il proprio nome, anche per un breve arco di anni.
Le donne artiste sono tante in tutta Italia, che il 5 marzo 1934 l’ANFDPAL (Associazione Nazionale Fascista Donne Professioniste Artiste e Laureate), organizza a Roma la Prima Mostra Femminile di Belle Arti, inaugurata dalla Regina Elena di Savoia.
Anche a Palermo, le nuove realtà delle aggregazioni femminili come il Club Lyceum e l’ANFDPA (Associazione Nazionale Fascista Donne Professioniste e Artiste) consentono un gioco d’interferenze e di tangenze, che è il chiaro segno di una vivacità intellettuale della città.
Nell’Accademia, nei salotti, negli studi, nei circoli (il Circolo Artistico e il Circolo della Stampa) dall’attività espositiva particolarmente vivace, i giovani si incontrano e si confrontano, si scambiano idee ed esperienze, si imitano positivamente, elaborano poetiche personali.
Qualcuna delle artiste per limpidezza di linguaggio e luminosità di colore inclina verso una sottile visionarietà e un tonalismo limpido e trasparente, lirico, qualcun’altra per un morbido plasticismo, per senso dell’ordine e della bellezza pura sfiora il Novecento, qualche altra mirando alla sostanza dei contenuti sceglie modalità realistiche, che talvolta si insinuano nell’Espressionismo e in certi esiti della Scuola romana. Senza grandi sperimentazioni linguistiche, ispirate spesso da una profonda riflessione sulla condizione umana e sulla realtà sociale, cercano, come molti loro colleghi, l’equilibrio tra modernismo e tradizione.

Gli anni Trenta – 2
La donna non mostra ancora una vena speculativa e problematica, rivela soprattutto emotività e sensibilità, attenta come è ai ritmi e alle pressioni della realtà nelle sue molteplici sfaccettature. Il suo ruolo è per lo più quello di pensare iconografie del proprio vissuto, il suo sguardo penetra negli interni, che scruta e mette a nudo, e i suoi campi semantici additano soprattutto figure femminili: fanciulli, adolescenti, mogli, madri, vecchi nonni. La poesia dell’intimo e degli affetti sembra quasi obbligata, privilegiando le scene da lessico familiare con la figura umana al centro del dipinto.
Gli ambiti tematici più visitati dalle pittrici in questi anni sono allora innanzi tutto gli spazi domestici, il tema della maternità e quello dei bambini, accomunati spesso dal non-sense del vivere e rappresentati con diverse tipologie lessicali, a seconda anche delle loro differenti realtà sociali.
La rappresentazione dell’habitat familiare con la sua intimità, in mezzo ad arredi e oggetti noti, è da leggere come espressione del bisogno di protezione e di sicurezza nel chiuso delle pareti, rispetto allo smarrimento che può provocare l’esterno.
Ci sono anche i ritratti e gli autoritratti, di cui esistono vere e proprie gallerie e che confermano la naturale inclinazione dell’artista all’ispezione analitica di sé: volti seri, pensosi, in cui il pennello e il colore accentuano o diluiscono, a seconda delle modalità pittoriche prescelte, le espressioni, offrendo un ampio panorama di dinamiche interiori.
C’è poi anche il nudo, accantonato dalle avanguardie, che ora acquista il valore di metafora archetipica di libertà e di verità, l’artista guarda alla centralità del corpo nella sua vita, senza tabù, rappresentando anche corpi vecchi e degradati.

Anita Orlando Faraci (Palermo, 1880 – Roma, 1975)
La signora dell’alta società nel mondo dell’arte
Anita Orlando Faraci manifesta presto una grande propensione per la pittura e trascorre i suoi primi anni a Roma, dove studia educandosi al gusto per la classicità e per il senso estetico. Qui frequenta lo studio di Giacomo Balla, di cui diventa pupilla. A Palermo vive a contatto con il maestro Francesco Lojacono e con Pippo Rizzo, in seguito con i Mirabella e Renato Guttuso.
Attenta allo studio del reale e non legata ad alcun cenacolo, è moderna e diversa dalle altre pittrici. Tecnicamente pregevole nelle linee cromatiche, nel contrasto luce-ombra, nell’uso dei pastelli delicati e abilmente sfumati, la sua vasta produzione comprende ritratti, interni, paesaggi, dove esercita la sua abilità prospettica e impaginativa con variazioni tonali ed effetti coloristici che sfiorano a volte il surreale. Anche per lei abbiamo dovuto fare a meno di alcune opere.

Ester Mazzoleni Cavarretta (Sebenico, 1883 – Palermo, 1982)
Tra arte e canto
Ester Mazzoleni Cavaretta è nota soprattutto come cantante lirica richiesta dai migliori teatri del mondo. Solo in anni più tardi si dedica alla pittura, sua prima passione, dopo avere sposato il notaio palermitano Giovanni Cavaretta, padre di Antonia e Dorotea. A quest’ultima, in particolare, trasmette l’amore per l’arte e con lei partecipa a numerosi eventi artistici degli anni Trenta, cui lei stessa dà impulso. È presidente del Circolo palermitano ANFDAL, per cui è presente alla Prima Mostra Femminile di Belle Arti a Roma nel 1934 con la delegazione palermitana. La sua produzione è caratterizzata da un novecentismo lirico e intimista, che a volte assume tratti lontanamente metafisici.
Dal 1983 l’Associazione Amici di Ester Mazzoleni custodisce i documenti relativi alla sua carriera, organizza concerti e conferenze e assegna annualmente un premio a lei intitolato.

Le sorelle Giarrizzo – Adele (Palermo, 1894 – Firenze, 1979) – Maria (Palermo, 1900 – Reggio Calabria, 1991)
In una famiglia di artisti
La prima attività artistica delle sorelle si lega essenzialmente alle Mostre Sindacali Siciliane (1928-1942). Adele, tra le sorelle, è l’artista più completa e affermata. Formatasi in un ambiente familiare particolarmente incline all’arte – il nonno, il padre, i fratelli sono tutti votati alla carriera artistica – scrive di sé: «Nacqui pittrice: il dolore mi fece scultrice, la solitudine poeta». Dotata di indubbia abilità nella ritrattistica, Adele sfocia con naturalezza nell’introspezione psicologica, attingendo prima alla pittura realista siciliana dell’Ottocento. Il suo tocco si fa via via più rapido e moderno, stimolato dall’ambiente artistico fiorentino in cui vive. Maria, come Adele, si diploma presso la Regia Accademia di Belle Arti di Palermo e il suo codice pittorico, leggero e fluido, sostenuto da un altrettanto lieve cromatismo, da cui emana la profonda emozione con cui dipinge, si muove tra itinerari molto personali e intimisti, lontani dal Novecento e più vicini, caso mai, al segno rapido e innovatore di Lia Pasqualino Noto.

Ida Nasini Campanella (Roma, 1894 – Siena, 1979)
Il rigore e l’inquietudine
Ida Nasini Campanella vive il periodo più fervido della sua creatività a Palermo, a contatto con alcuni esponenti del mondo artistico della città, dopo avere studiato pittura a Roma con Aristide Sartorio, Duilio Cambellotti e altri maestri e aver frequentato Donghi, Casorati, Trombadori, il che spiega certe sue scelte formali. Manifesta presto le sue inclinazioni anche per le arti applicate e decorative. Durante il suo soggiorno palermitano dà lezioni di artigianato artistico in linea con le direzioni del gruppo futurista operante in città ma, guardando anche a Gio Ponti e a certe aggraziate scansioni déco. Si trasferisce poi definitivamente a Roma per riunirsi alla figlia, soggetto prediletto dei suoi ritratti. La donna è, comunque, protagonista di molti suoi dipinti come simbolo di un’umanità smarrita, con la vita tutta concentrata negli occhi, che guardano fissi verso un ignoto imperscrutabile. È anche attenta al mondo della scuola, che coglie pittoricamente in momenti di insolita quiete.

Elisa Maria Boglino (Copenaghen, 1905 – Roma, 2002)
Segni e visioni di una spiritualità laica
Elisa Maria Boglino, nata da padre toscano e da madre danese, vive e studia a Copenaghen. Quando arriva a Palermo, nel 1925, alla Zisa ha modo di conoscere nei loro studi alcuni giovani pittori palermitani amici di Giovanni Boglino, che sposerà nel 1927 stabilendosi nella città. Eliminato il cognome paterno Maioli, la sua firma diverrà solo quella maritale. Inizialmente nella sua pittura si dipanano efficaci narrazioni di storie bibliche, in cui rivela il suo amore per Masaccio, Luca Signorelli e Piero della Francesca. La sua attenta e profonda cultura internazionale, anche filosofica, così diversa da quella che allora circolava a Palermo, desta l’ammirazione di Pippo Rizzo e del «Gruppo dei Quattro»: Guttuso le diviene amico per sempre, Lia Pasqualino la ritrae. Matura e consapevole della propria poetica, punta la sua lente di ingrandimento sul reale con profonda malinconia contemplativa e con sguardo attento e commosso, creando con segno espressionista intense maternità e carnali corpi femminili, dalle grandi mani e dai piedoni, che tanto ricordano Malevič e Picasso. Nel dopoguerra, trasferitasi a Roma, Elisa include nella sua pittura nuovi elementi della civiltà delle macchine e la “Vespa” e i furgoncini diventano le sue icone preferite insieme con il tema sacro, a cui torna con pennellata sempre più secca, vibrante, essenziale.

Piera Lombardo Spinnato (Bergamo, 1905 – Roma, 1995)
Un’artista in viaggio
Piera Lombardo inizia gli studi a Bergamo, dove nasce da padre siciliano, come allieva di Giacomo Bosis. In seguito si trasferisce a Palermo, perché vince una borsa di studio dell’Accademia di Belle Arti, dove frequenta la Scuola Libera del Nudo, diretta da Archimede Campini. Diviene subito amica di Topazia Alliata e con lei va a Firenze, dove scopre una nuova vivacità culturale. Nel ’42 sposa Salvino Spinnato, anch’egli pittore. Finito l’incubo della guerra, pur se artisticamente attiva in Italia, nel ’48 segue il marito in Argentina, da dove nel 1989 ritorna stabilendosi a Roma. Artista di forti capacità espressive, si caratterizza per stilemi rigorosi, per impasti sapienti ed eleganza cromatica, ma anche per certe pose allucinate inclinanti verso un timbro metafisico, che a volte stupisce nella sua pittura. Predilige il nudo, il ritratto femminile e infantile e complesse scene di vita contadina.

Pina Calì Cuffaro (Casteldaccia, 1905 – Palermo, 1949)
Tra Novecento e Realismo magico
Breve, ma intensa la vita di Pina Calì Cuffaro, figura d’artista tra le più interessanti degli anni Trenta. Ricca di talento e di vulcanico estro artistico, interpreta la realtà, mescolando modi del Novecento accolti in certa plastica e limpida resa dei corpi e nella scelta di soggetti del mondo quotidiano, a nostalgie impressionistiche e talora perfino a sforature espressionistiche, suggeritele dalla varietà delle scelte del cenacolo artistico palermitano da lei frequentato, così vivace in questo decennio. Lei stessa dice: «sento le forme, tutta la loro consistenza, penetro nel loro volume».

Gemma D’Amico Flugì d’Aspermont (Catania, 1906 – Roma, 1980)
La rappresentazione della natura
La formazione della catanese Gemma D’Amico, allieva nella sua città del pittore impressionista Antonino Villani, si perfeziona all’Accademia di Firenze sotto la guida di Felice Carena e si sviluppa a Roma, dove si trasferisce e sposa il barone Flugì D’Aspermont. Vive, così, vicina all’ambiente della Scuola romana. Molta della sua opera pittorica e della documentazione critico-biografica relativa sono oggi disperse.
Persegue un’idea di bellezza racchiusa nel particolare, negli oggetti pittoricamente ridefiniti, sì da farli diventare apparizioni effimere, dissolte in una luce tersa e limpida; bellezza che vede soprattutto incarnata nella natura, nella delicatezza e armonia dei fiori, nella tenuità dei colori. Così lei stessa si racconta: «Non credo che alcun artista abbia un panorama delle proprie possibilità. Noi non possiamo fare altro che lavorare… Io cerco la forma attraverso la bellezza e la preziosità della materia. Di noi bisogna conoscere quel che si è realizzato, non quello che si tenta e si vorrebbe esprimere».

Teresa Tripoli (Palermo, 1907 – Palermo, 2000)
Uno sguardo sospeso sul quotidiano
Studia inizialmente con la giapponese O’Tama Kiyohara, poi con Onofrio Tomaselli, da cui apprende la tecnica del pastello, che le permette di accentuare la morbidezza innata del suo stile. Si trasferisce poi a Roma venendo a contatto, nella fervida stagione del dopoguerra, con tanti artisti negli studi di villa Strhol-Fern. Pur nell’aderenza al dato ottico percepito, Teresa Tripoli mette in atto una trasfigurazione dell’oggetto concreto attraverso una re-interpretazione emozionale. La fluida leggerezza della sua pennellata, l’armoniosa levità cromatica creano nella sua pittura un’aura romantica e rarefatta. Il suo è un mondo malinconico, intimo e lirico insieme.

Elena Pirrone Monastero (Trapani, 1909 – Palermo, 1995)
Una pittura novecentesca e oltre
Elena Pirrone è allieva di Eustachio Catalano, di Archimede Campini e di Pippo Rizzo, collega di Renato Guttuso e di Lia Pasqualino Noto. Sebbene ben inserita e apprezzata nel panorama artistico, sposatasi, decide di dedicarsi completamente alla famiglia. Riprende a dipingere, dopo trenta anni di inattività, ma insoddisfatta dei risultati ottenuti, abbandona per sempre la pittura. Predilige il mondo familiare e il paesaggio campestre, in cui il suo sguardo seleziona frammenti di realtà fissandoli sulla tela, con l’occhio volto ad una umanità apparentemente serena, ma solitaria, vessata dalla ripetizione dei gesti quotidiani. Con un occhio alla lezione impressionista, un altro a quella realista e al Novecento usa una pennellata a tratti materica, che smorza il rigore della modellatura novecentesca, in favore di un alone quasi metafisico con adeguati accordi cromatici.

Lia Pasqualino Noto (Palermo, 1909 – 1998)
L’energia del colore e della composizione
Comincia a studiare pittura, ad undici anni, con Onofrio Tomaselli. Appena ventunenne frequenta il pittore Pippo Rizzo, che la influenza e le fa conoscere Renato Guttuso. Nel 1930 sposa il chirurgo Guglielmo Pasqualino, con il quale avvia un vivace cenacolo culturale. Con Barbera, Franchina e Guttuso dà vita al «Gruppo dei Quattro». Nel 1937 inaugura la prima galleria privata di Palermo, la Galleria Mediterranea, portando in città i più grandi artisti italiani del momento. Non esita a giocare sull’ambiguità del doppio cognome, per sfidare con la firma “Pasqualino Noto” certi pregiudizi ancora antifemministi. Nella sua pittura dà vita ad atmosfere oniriche, senza tempo, che sublimano anche la narratività di scene e figure del quotidiano, con un garbo e una soavità mai leziosa, caratteristici della produzione di quella che può essere definita una delle figure di maggior spicco del milieu artistico palermitano del XX secolo.

Esilde Razeto e Maria Blandano Sichera (Palermo, 1909 – 1986)
Due signore alle prese con la pittura
Della Razeto si sa pochissimo, tranne che ha fatto bei quadri, oggi dispersi. Quello in mostra la indica come un’attenta seguace del realismo novecentista.
Maria Blandano, autodidatta, conosce a Palermo Casorati, che la invita a Torino, ma il suo destino di donna è accanto al marito, il cui cognome aggiungerà al suo nel firmare le sue opere.
È pittrice fresca di paesaggi, in cui pulsa un’intensa vita tra le case che si agglomerano l’una sull’altra con vivaci cromie e talora con ondeggiamenti naïf. Ma ispirato a Novecento è il suo interessante interno in mostra.

Maria Grazia Di Giorgio (Palermo, 1910 – 1996)
Un segno incisivo ed espressionista
Maria Grazia Di Giorgio è allieva di Adele Giarrizzo, che la incoraggia alla pittura. Frequenta anche lo studio di Pippo Rizzo e produce presto opere mature nella composizione, nelle stesure cromatiche e nella forza rappresentativa: aspri paesaggi, corpose nature morte, scene di vita e intensi ritratti espressionisti. Nel dopoguerra il suo mondo poetico assume un alone favolistico e si alimenta di fiori in sinuosi vasi liberty, dello spettacolo di una natura romanticamente struggente fissata con un sapiente tratto a china, mentre la sua aspra pittura indaga personalità della cultura cittadina con straordinaria acutezza: Pipitone Federico, Ernesto Basile, Maria Accascina, Leonardo Sciascia e altri. Alcuni di questi ritratti sono esposti nel famedio della Biblioteca Comunale di Palermo.

Topazia Alliata di Salaparuta (Palermo, 1913)
L’impegno nel segno dell’arte
Nasce in una famiglia aristocratica, attraversata dal gene dell’arte. Donna emancipata e libertaria, segue la Scuola libera del Nudo diretta da Archimede Campini; altri suoi maestri sono Ettore De Maria Bergher, Mario Mirabella, Pippo Rizzo e suoi colleghi tra i più cari Renato Guttuso e Michele Dixit. Per le complesse vicende della sua vita molte opere sono andate disperse e oggi possiamo confrontarci solo con poche. Si sofferma più volentieri sulla figura con un tocco evanescente, quasi metafisico, attratta, come è, dal tema psicologico degli stati d’animo e fa sperimentazioni sul paesaggio. In costante ricerca di se stessa, percorre una serie di diverse opzioni, che sfiorano ora questa ora quell’altra direzione dell’arte italiana del tempo. Il suo fare pittorico si arresta nel 1938 alla partenza per il Giappone. Al ritorno, il suo impegno si volge ad altri ambiti.

Gli anni Quaranta – Cinquanta
La prima metà degli anni Trenta vede la continua ascesa della donna nella sfera artistica, con partecipazioni a varie mostre personali e collettive, mentre nella seconda metà, a causa delle vicende politiche, che via via precipitano, molti nomi scompaiono dai cataloghi e dai quotidiani. Alcune artiste più giovani prolungano la loro attività espositiva nei decenni successivi, tra le ultime agoniche Sindacali e la vivace ripresa del sistema delle mostre private e pubbliche nell’immediato dopoguerra, fin dopo gli anni Cinquanta. Altre, pur nate agli inizi del secolo, si impongono solo in questi anni.
Nel secondo dopoguerra la situazione artistica muta decisamente e rispetto ai decenni precedenti la Sicilia diventa una caso particolare di «laboratorio della marginalità». Gli artisti di fronte al mutato contesto nazionale ritornano a vivere una dimensione periferica, di isolamento, con la persistenza di una linea realistica con pochi superamenti. Negli anni Cinquanta così, come è avvenuto in altri periodi, inizia la diaspora degli artisti siciliani, in risposta all’esigenza di confronto con i nuovi circuiti dell’arte. Le migrazioni verso il Nord si moltiplicano e in testa alla schiera dei partenti è ancora una donna, Carla Accardi, da cui ricomincia l’avventura dell’arte contemporanea, e non solo al femminile.

Alessandra (Sascha) Robb Cucchetti (Budapest, 1903 – Sarre, 2001)
Il potere immaginifico dell’arte
Alessandra Robb, ungherese di nascita ma italiana di adozione, sposatasi con il veneziano Gino Cucchetti, giornalista e colto intellettuale, amico di Marinetti, entra in diretto contatto con il Futurismo residuo dei secondi anni Trenta, che ne influenza inizialmente il segno e le direzioni pittoriche. L’elemento caratterizzante il lavoro artistico della Robb è la molteplicità di stili e di tipologie espressive, dall’aeropittura alle maschere, dalla ceramica alla scultura, dalla pittura di paesaggio a quella di figura, ai nudi alimentata da un fantasmagorico immaginario, che tutto esplora e che su tutto si impegna. Lei stessa dice di sé che «cerca di comunicare il suo anelito alla luce, al desiderio di risvegliare le melodie dell’anima di chi contempla e nello stesso tempo riconosce le insufficienze di ogni artista a trasfondere pienamente nella materia sorda tutto il proprio sentire».

Herta Schaeffer Amorelli (Erfurt, 1904 – San Giuseppe Jato, 1985)
L’incanto del colore e del movimento
Da sempre incline all’arte, la tedesca Herta Schaeffer frequenta corsi di pittura a Berlino. In vacanza in Italia conosce e sposa il pittore Alfonso Amorelli, con il quale nel dopoguerra anima la vita culturale e artistica palermitana, romana e tedesca. Il desiderio di confronto e di sperimentazione caratterizza il suo iter artistico. I suoi quadri sono ricchi di inventiva inesauribile e di un uso sorprendente del colore, che con il suo fluire attraverso linee filamentose, traccia foreste di segni non sempre riconoscibili. Le linee diventano gambi irrequieti di piccoli fiori parlanti, come quelli del mondo di Alice, animati da un ritmo musicale e da un’atmosfera lirica e favolistica, attraversata da un sottile senso di turbamento. L’ambivalenza è così la cifra caratteristica dei suoi quadri. Lei stessa scrive: «L’arte vuole essere sentita… si parla con gli stessi vocaboli, nella pittura come nella musica, con toni, accordi, composizione ed armonia… Lasciate agire su di voi innanzi tutto la meraviglia dei colori e della composizione e sarete avvolti presto da uno stato d’animo».

Lina Gorgone (Palermo, 1915 – 2005)
Tra pittura e incisione
Già da piccola Lina Gorgone respira in famiglia l’amore per l’arte. Avviata allo studio del violino e della musica, si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. L’essere insegnante non impedisce alla Gorgone di conquistare una posizione di tutto riguardo negli ambienti artistici regionali e nazionali. La tecnica incisoria, autonoma e nobilissima espressione artistica, non sminuisce la sua versatilità. In ogni tecnica diversa, scrive Franco Grasso, si individua «un’intima relazione con la realtà che le vive attorno e le penetra dentro, che si trasforma in segno vibrante e tagliente, in tratti nervosi e fitti o lievemente sfiorati o in lento degradare di superfici sfumate».

Sistina Fatta della Fratta (Palermo, 1917)
Le forme e i temi del contemporaneo
Sistina Fatta vive ancora nell’avito palazzo di piazza Marina. Musicista, scrittrice, ma soprattutto pittrice, consolida la sua formazione negli anni Trenta nell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Incline a molte forme d’arte, si rivela pittrice attenta alle tematiche contemporanee affrontate con un racconto visivo ampio e ben dominato. Nelle sue opere, dove predilige scene dominate da figure femminili, cavalli, paesaggi marini, elementi di una natura rigogliosa e sensuale, dove esplodono le tonalità cromatiche più varie, c’è il gusto della scomposizione dei piani e della penetrazione delle forme, che producono l’effetto di un moto ritmato. Le sue dissolvenze frantumano l’idea dell’ordine e tendono verso l’astrattismo.

Carla Accardi (Trapani, 1924)
All’avanguardia dagli anni Quaranta
Dal 1946 vive e opera a Roma. Ritenuta una protagonista dell’Astrattismo italiano del secondo dopoguerra e non solo, è presente nel gruppo romano «Forma» dal 1947. Ha partecipato a molte Biennali di Venezia. Si è scritto che le sue opere, che spaziano dai dipinti alle installazioni, nascono dalla «feconda interazione tra segno, superficie, luce e colore».

Pina Patti Cuticchio (Palermo, 1926)
Un’artista del popolo
Alle pittrici colte, venute allo scoperto a occupare posizioni sempre più di rilievo, si è voluta accostare un’interessante artista del popolo, creatrice di vivaci e complessi cartelloni, fondali e pannelli dell’Opra dei Pupi, che esce fuori dai parametri cronologici della mostra, ma rappresenta un altro e non secondario aspetto dell’arte femminile in Sicilia.