Introduzione

Il Circuito del Mito, festival di musica, arte, teatro danza. Ecco i temi di questa edizione:

Mito nella contemporaneità

Mito al femminile

Sicilia In / Out

Identità siciliana. L’isola vista da dentro e da fuori

C’è in Sicilia, secondo una definizione di Salvatore Quasimodo, una “permanenza della poesia”. Queste narrazioni liriche traggono la loro linfa da radici antiche e anzitutto dal Mito, che, attraversando secoli e civiltà, “permane” sull’Isola, configurando una pluralità culturale ormai connaturata.

Alle sorgenti del mito nascono Stesicoro di Imera, i versi immacolati di Teocrito e l’inquieto poetare di Empedocle.

Le Sicelides Musae nutrono Virgilio; da esse, nel volgere del tempo, scaturisce ogni poesia pastorale, ogni melodramma.

Terra delle domande fondanti sulla vita e sulla morte la Sicilia è luogo filosofico per eccellenza, sospeso tra tragico e idillico, fra immaginazione e raziocinio.

La classicità continua a vivere tra Segesta e Selinunte e negli scavi di Imera, passando per Taormina e Siracusa; “e certo sarebbe esagerato dire che chi vuol vedere la Grecia vada in Sicilia: la perfezione nello stesso tempo grandiosa e preziosa dei monumenti sull’Acropoli di Atene rimane senza eguali. Ma la visione della Grecia, se non vi si aggiunga la Sicilia, è visione mutila; e qui, nell’isola, lo sforzo costruttivo ellenico, istigato e quasi fecondato da influenze straniere, autoctone e barbariche, si attua in una copiosità che resiste alla rovina del tempo più fortunatamente che in Grecia” (Giuseppe Antonio Borgese in “La Sicilia”).

La Sicilia è anche il punto di fusione più caldo tra Oriente e Occidente, basta l’osservazione dei complessi arabo-normanni tra Palermo, Cefalù e Monreale. E ad arricchire il viaggio mitico è lo stile barocco, che trionfa in Chiese, edifici pubblici e privati di ogni borgo e città dell’isola.

Mito che, solo per fare un esempio illustre, si condensa poi nella pittura di Antonello da Messina, capostipite dell’arte moderna, che con la piccola Annunziata offre al mondo la confessione più commovente della sua sicilianità.

La connessione tra Mito, poesia e arte in Sicilia ha una storia articolata, che sarebbe difficile racchiudere in una sintesi. Di certo, lungo i secoli, tale connessione, ha assunto forme cangianti, ha camminato sottotraccia, si è mostrata e a volte nascosta in “rigogliosi rizomi germogliati da semi diversi” (Gianfranco Nuzzo in “Sicilia terra del Mito”).

La realtà siciliana, malgrado le difficoltà, e proprio in virtù della simbiosi fra classicità e modernità, sembra in anticipo rispetto ai consueti stereotipi con cui la si guarda. Precorre le rappresentazioni di essa. L’attuale dis-orientamento è il frutto di una ripetizione di  modalità di osservazione che non si sforzano di offrire nuove prospettive di visione e diverse chiavi di lettura.

La grandezza degli autori siciliani o ispirati dal mito “Sicilia” si può rintracciare non nella tradizione regionalista ma nell’apertura, nell’essere universali. La loro formazione, la loro cultura e i loro modelli spesso non rimandano solo a canoni  siciliani o italiani, ma internazionali.

Essi si sono aperti, non di rado, alle più avanzate esperienze culturali europee.

Esistono sguardi dall’interno (Sicilia IN) a volte ostinatamente rassegnati, fissi nel cambiamento che non cambia, e altri dinamicamente proiettati nelle mutazioni e nelle sperimentazioni più avanzate della contemporaneità. Come si registrano letture dall’esterno (Sicilia OUT), ad esempio di coloro che hanno lasciato l’isola e ne recuperano la memoria contaminandola attraverso altri spazi e altre esperienze.

Sono stati spesso trascurati quei percorsi artistici che si sono mossi sulle linee culturali delle avanguardie: surrealismo, simbolismo, sperimentalismo, espressionismo, neoavanguardia; fino ai contemporanei autori di una Sicilia post-moderna sospesi tra il visionario e il fantastico, tra il noir e il metropolitano.

C’è insomma una Sicilia che cambia, attenta alla velocità dei mutamenti, consapevole dei suoi limiti rispetto alla complessità del reale ma percettiva delle sue enormi potenzialità.

La Sicilia rappresenta – da sempre – un’entità plurale con vocazione europea e internazionale.

Rispetto ai moduli interpretativi correnti, assai più aderente all’essenza di quest’isola è la definizione braudeliana della Sicilia come “continente in miniatura”, microcosmo che accoglie in forme miniaturizzate, ma nette, l’eredità di una storia lunghissima e complessa.

Culturalmente e geograficamente cerniera di civiltà eterogenee, identità multiple, la Sicilia è forte della sua centralità mediterranea.

Le stratificazioni etniche, la varietà molteplice della popolazione e dei costumi, il sincretismo delle culture ne spiegano l’antica capacità di accoglienza del diverso e i contemporanei “miracoli” di integrazione etnica.

Il progetto “Circuito del Mito” si propone un’alterità di sguardo verso una Sicilia – ponte, ricca di creatività e complessità.

Interpretare questa complessità e soprattutto rintracciare quella “permanenza della poesia” attraverso la letteratura, la musica, il teatro, il cinema, la danza e l’arte in tutte le sue forme, per la comprensione della galassia – Sicilia, sono gli obiettivi che il Circuito del Mito si propone.

La sicilianità, aldilà di ogni fraintendimento, come cartina di tornasole per analizzare lo sviluppo delle linee culturali italiane, il rapporto con la storia, con l’Europa, col mondo intero.

Uno sguardo  nei confronti del mito declinato nella contemporaneità siciliana e una riflessione sui temi della identità siciliana con prestigiose mostre d’arte e una serie di eventi da offrire a visitatori e turisti interni e esterni costituiscono i punti nodali di questa stagione del Circuito del Mito.

I luoghi della narrazione

Servono nuove narrazioni in grado di dare conto della complessità della nuova realtà siciliana. Narrazioni nel senso di “fare storie” – nel doppio senso di edificare conoscenze e questionare – di dare vita a discorsi che mettano in discussione quello che si trovano davanti e che siano in grado di trasformarne la percezione . Ambientazioni narrative che abbiano consapevolezza della non neutralità della conoscenza e dell’immaginazione. In questo senso ci interessa l’adesione della narrazione ai luoghi che la ospitano.

La Sicilia, i suoi luoghi, la cultura immateriale di cui è pregna, è territorio ‘naturaliter’ artistico. Territori, città, siti archeologici, enclave non sono mai oggetti naturali, dati puri, ma dispositivi complessi frutto di articolazioni simboliche, trasformazioni storiche e pratiche discorsive.

La scelta dei luoghi della narrazione è motivata dall’urgenza di reiterare i miti della Sicilia (miti classici, miti contemporanei, oblique declinazioni di essi) e contemporaneamente evidenziare dei punti di fuga, la ricerca di una spazialità multipla, incrociando reciprocamente locale e globale: provando a stare nei luoghi della Sicilia e pensare il mondo osservando la Sicilia. Raccontare la Sicilia astraendola il più possibile, provando a comprendere i flussi a cui partecipa, le reti di cui è snodo, i ritmi molteplici che ne scandiscono la temporalità. Al tempo stesso parlando dei fenomeni globali facendo materializzare quell’astrazione nel luogo più prossimo d’osservazione.

Perché è si importante chi parla, ma è altrettanto significativo da dove parla. Il posizionamento, il luogo da cui partono i discorsi, lo sguardo tangenziale, obliquo, parziale.

L’unica obiettività possibile sta nel dichiarare la propria parzialità, la parzialità dei luoghi.

La scelta dei siti de Il Circuito del Mito nasce dall’esigenza di sintetizzare linguaggi, espressioni artistico-culturali, dispositivi di ogni genere, per provare a immaginare una nuova dimensione dell’Isola che la sottragga alla retorica dell’immutabilità, per andare a fondo e cogliere, oltre le continuità storiche, anche e soprattutto i cambiamenti di rotta.

Riappropriarsi dei luoghi della propria memoria condivisa, anche questo ci ha spinto a moltiplicare la scelta delle possibile location. Oggi che abbiamo la possibilità di vedere immagini da tutto il mondo, stupiti e in soggezione per i prodigi della società panottica dei motori di ricerca, per istinto primordiale andiamo a cercare i luoghi della nostra memoria, i luoghi familiari, gli spazi che hanno tracciato la nostra identità sia biografica che storica.

Visto sotto questo aspetto, la mappa degli spazi di valenza culturale in Siciia, non è solo una realtà fisica, come la somma delle diverse storie che si sono stratificate nell’Isola, ma è una proiezione di una sorta di psicogeografia culturale: quel lasciarsi trasportare nel tempo che porta a riscoprire quel “testo territoriale” nei termini di un desiderio che genera una situazione, una messa in scena della sua forza drammatica e suggestiva. Al contrario dell’Idea Barocca di catastrofe imminente, noi riteniamo che la bellezza può salvare la nostra comunità regionale, spingendola ad interagire con altre espressioni culturali e creative, contaminandosi con i linguaggi della modernità e della post-modernità senza mai trascurare la forza delle sue radici classiche che, proprio per la loro essere eterne, racchiudono una valenza universale.

Disegnare attraverso il Mito un circuito virtuoso dei luoghi della Sicilia; luoghi che possono essere molteplici e tutti vocati alla spettacolarizzazione, alla messa in scena, alla eterna riproposizione di immagini di cultura e bellezza che, da sole, possono rendere ancora quest’isola vera, produttiva, persino economicamente accattivante.

 

Salvo Presti

(Direttore artistico)